La mia storia

Sono stato parlamentare, sottosegretario e ministro per molti anni anche se interrotti da quasi sei anni in una agenzia delle Nazioni Unite. Mi definirei un riformista umanitario perché credo nel metodo delle riforme graduali – anche se talora necessariamente radicali – orientato dai valori della tradizione che riconoscono la centralità della persona e, con essa, della famiglia e delle forme comunitarie. Giustamente, nelle difficili condizioni dell’Italia nel presente, viene chiesto a ciascuno di declinare quale sia stato il suo concreto contributo all’evoluzione del proprio Paese. Lo farò in modo essenziale ma comunque utile a giudicare se gli atti e i processi ai quali ho concorso siano stati efficaci per lo sviluppo economico, sociale ed umano della patria che amo.

Nella mia prima attività parlamentare (1979-1987) sono stato relatore delle leggi finanziarie per il 1983 (Governo Spadolini), 1984 e 1987 (Governi Craxi). Mi limito a ricordare che nel 1984, per la prima volta, viene evitato il ricorso all’esercizio provvisorio e che queste finanziarie hanno fortemente corretto la spesa tendenziale determinata dalle decisioni demagogiche degli anni ’70 mentre un terribile moltiplicatore della spesa per interessi è stato il divorzio Tesoro-Banca d’Italia realizzato per volontà del ministro Andreatta nel modo e nel momento sbagliati. Anche ora, quando si invoca il ruolo della BCE per evitare un eccessivo costo del collocamento dei titoli sovrani, si sollecita, nel contesto di una disciplina di bilancio coordinata tra i Paesi dell’Unione, una leale collaborazione tra istituzioni per evitare le distorsioni del mercato finanziario. Vi prego di leggere il saggio “70, i peggiori anni della nostra vita” di Filippo Mazzotti ed altri (Marsilio 2011), con mia prefazione, ove trovate considerazioni scientificamente ineccepibili sull’origine del grande debito pubblico in Italia.

Sono stato sottosegretario all’allora ministero del Tesoro con i ministri Giuliano Amato e Guido Carli che mi hanno delegato, dal 1987 al 1992, a curare l’ammodernamento dei mercati creditizi e finanziari. In tale ruolo ho curato la predisposizione e l’esame parlamentare della legge che ha trasformato le banche pubbliche in società per azioni, della riforma che ha istituito le SIM-società di intermediazione mobiliare in luogo degli agenti di cambio, delle normative per la trasparenza bancaria, l’introduzione del reato di insider trading, la revisione della vigilanza sui soggetti bancari e finanziari, la prima tracciabilità dei pagamenti superiori ad una certa dimensione. Ne sono orgoglioso perché hanno posto i nostri intermediari al riparo dai fattori di instabilità che hanno colpito gli operatori degli altri Paesi. Ho raccontato questa esperienza nel libro “La finanza e la Regola”, Longanesi, 1992, con le prefazioni di Amato, Carli e Ciampi.

Nel primo Governo Amato (1992-1993) sono stato sottosegretario delegato alla conduzione del ministero della Funzione Pubblica promuovendo la riforma della Pubblica Amministrazione (decreto legislativo 29/93) che ha separato la responsabilità politica (di indirizzo) da quella dirigenziale (di attuazione), istituito il corso-concorso per l’accesso alla dirigenza, introdotto la contabilità economica per centri di costo, spezzato l’orario unico del pubblico impiego. Sono norme ancora vigenti anche se faticosamente e parzialmente attuate. A conclusione di questa esperienza ho promosso un libro-manifesto “La tesi di Mario Rossi: le regole semplici della libertà responsabile”, Marsilio, 1993, con altri amici tra i quali Letizia Moratti, Corrado Clini, Tiziano Treu, Stefano Parisi.

Dopo gli anni (1995-2001) di servizio presso l’Organizzazione Internazionale del Lavoro di Ginevra, Agenzia specializzata delle Nazioni Unite, quale Branch Office Director, sono stato nominato, non parlamentare, sottosegretario “tecnico” al Ministero del Lavoro con delega alla regolazione dei rapporti di lavoro e alla organizzazione del mercato del lavoro (2001-2006). Con Marco Biagi ho coordinato la redazione del Libro Bianco sul mercato del lavoro in Italia in base al quale sono stati definiti il disegno di legge delega e i conseguenti provvedimenti che hanno prodotto tra il 1993 e l’inizio della grande crisi oltre un milione e mezzo di posti di lavoro in più. Conservo il ricordo struggente di un amico che non sono stato capace di salvare e di un servitore del bene comune intelligente e coraggioso. Con Roberto Maroni, il Ministro di questo periodo, ho curato la riforma previdenziale che ha condotto a sostenibilità il sistema. A conclusione di questa esperienza ho scritto (con Paolo Reboani e Michele Tiraboschi) “La società attiva“, Marsilio, 2005, e (con Tiraboschi) “Un futuro da precari?“, Mondadori, 2006.

Sono ritornato in Parlamento quale Senatore del Veneto nel 2006, svolgendo le funzioni di capogruppo di Forza Italia in Commissione Lavoro e di responsabile dell’Ufficio Legislativo del gruppo parlamentare. Ho presentato numerosi disegni di legge in materia di lavoro e previdenza che ho ripreso poi nella mia attività di Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali (2008-2011). Il mio impegno principale si è rivolto alla protezione del reddito dei lavoratori nella grande crisi con un programma straordinario di ammortizzatori sociali, alla semplificazione burocratica attraverso il libro unico del lavoro e la correzione del TU in materia di salute e sicurezza, al taglio della spesa attraverso la soppressione di cinque enti vigilati (IPSEMA, ISPESL, IPOST, ISTITUTO AFFARI SOCIALI, ENTE NAZIONALE DI ASSISTENZA E PREVIDENZA PITTORI E SCULTORI) e dei consigli di amministrazione degli enti previdenziali, al potenziamento della contrattazione aziendale e alla detassazione del salario di produttività, alla riforma dell’apprendistato, al completamento della riforma previdenziale perché la riforma Fornero si “limiterà” poi a cancellare ogni fase di transizione. Sono stato anche Ministro della Salute (2008-2010) fino alla ricostituzione autonoma di questo ministero e mi sono dedicato direttamente al commissariamento dei servizi sanitari regionali inefficienti del Centro-Sud in preparazione del passaggio al vincolo dei costi standard disposto dalla riforma del federalismo fiscale nella quale credo fermamente e alla quale ho contribuito. Ho dovuto affrontare, in conseguenza di un provvedimento giudiziario “creativo”, il caso di Eluana Englaro scegliendo una linea, nel legittimo dubbio, di “favor vitae”. Mi ha aiutato la formazione di socialista umanitario che porta a collocare al centro di ogni decisione pubblica la persona riconoscendone l’immensa ricchezza, anche nelle condizioni di massima fragilità.

Ho scritto il saggio “Ai liberi e forti” (Mondadori, 2011) per riproporre, nella grande crisi, quei valori che nella tradizione nazionale sono risultati comuni ai credenti e ai non credenti che muovono da un presupposto umanitario e non da un metodo positivista o scientifico. La vita, la famiglia, la comunità sono riferimenti fondamentali per la ripresa della vitalità economica e sociale, per la rimozione di quel nichilismo che ci porterebbe ad un declino irreversibile.

Alle elezioni politiche del Febbraio 2013 sono stato rieletto Senatore del Veneto per il Popolo della Libertà. Attualmente ricopro l’incarico di Presidente della Commissione Lavoro del Senato.

Da Novembre 2013 sono Presidente dei Senatori del Nuovo Centrodestra.

Ho scritto il saggio  “Moderati. Per un nuovo umanesimo politico” firmato assieme a Gaetano Quagliariello, ed Eugenia Roccella. Presentato come ” Il manifesto del nuovo Centrodestra”, il libro e’ introdotto da una prefazione di Angelino Alfano