“Non dividiamoci adesso”. NCD, la terza via di Sacconi

Di Paola Di Caro – Corriere della Sera

Se si guarda «ai fatti», l’Ncd «ha avuto un ruolo più importante di quanto le percentuali elettorali dicano», quello di «baricentro» essenziale perché la legislatura non si interrompesse con la alta probabilità di «una deriva greca e poi utile per una politica di governo liberale ». Lo dice e lo rivendica Maurizio Sacconi, che del partito è esponente di spicco e che oggi, invitando a non cedere a «frazionamenti improduttivi ma convinto della necessità di discutere», suggerisce una sorta di terza via tra quella indicata da Gaetano Quagliariello – di fatto interrompere subito l’esperienza di governo per andare a costruire l’alternativa a Renzi -, e quella di Alfano, deciso a tirare le somme dopo il referendum sulle riforme.

Oggi, è la premessa di Sacconi, la presenza dell’Ncd al governo ha sì permesso a Renzi di «fare per molte cose quello che voleva», ma ha anche portato ad una legge di Stabilità «che ora può farci uscire dalla cupezza montiana-bersaniana con atti di liberazione della vitalità diffusa, dalla soglia del contante, alle tasse sulla casa, alle norme sulle partite Iva». E dunque il messaggio a Quagliariello e ad Alfano e’ che «se non può essere questo il momento del chiarimento sul nostro futuro, un chiarimento dovrà pure arrivare. Ma non dopo il referendum istituzionale, che sarà un referendum su Renzi e perciò conclusivo, bensì nel primo semestre del prossimo anno, quando vedremo il disporsi di tutti nel voto amministrativo, i comportamenti parlamentari sui temi antropologici e del governo sulla giustizia, a partire dalla prescrizione, l’esito delle politiche economiche e la disponibilità a modificare la legge elettorale».

Nel frattempo, subito, è il ragionamento dell’ex ministro, l’Ncd deve decidere la più ampia formazione politica che vuole creare e investire su di essa: «Io penso a una Unione per la Repubblica – ancorata ai principi della tradizione, allo Stato unitario, a una visione liberalpopolare -, che metta assieme movimenti civici, territoriali (a partire da quelli di Tosi, Brugnaro, Marchini, Schittulli), realtà sociali, e che sia pronta a correre da sola». Perchè «solo se portatori di un pensiero forte in mezzo a tanto pensiero debole, e così capaci di affrontare da soli la soglia del 3%, saremo in grado di convincere altri ad una coalizione in quanto ancora utili quale baricentro del buongoverno rispetto alle componenti ideologiche o populiste». Ma, sia chiaro, bisogna anche «escludere tutti insieme, rinnovando il patto tra fondatori, la disponibilità ad essere candidati nel listone egemonizzato da Salvini o in quello del Pd».

Nel voto amministrativo “vedremo quale delle maggiori aree politiche saprà più aprirsi a candidati civici e baricentrici come e’ stato Brugnaro a Venezia” Opportunismo centrista? «Niente di più lontano: e’ evidente che a Roma Marchini sarebbe la garanzia di un autentico rinnovamento rispetto a candidati di partito. Come a Milano lo sarebbe Sala, anche se sostenuto dal Pd, ove l’alternativa fosse Salvini. E sarebbero in tutti e due i casi candidati di robusta identità moderata, che potrebbero poi trovare un riferimento proprio nell’Unione per la Repubblica.».