“Nove articoli per il part-time sono decisamente troppi”: la mia intervista a Libero

Intervista di GIULIA CAZZANIGA per Libero

L’esame del decreto del jobs act sul riordino delle tipologie contrattuali è iniziato questa settimana al Senato. Il giudizio di Maurizio Sacconi, presidente di Commissione a Palazzo Madama e relatore, è «nel complesso positivo». Per farci un esempio cita, «l’estensione della possibilità di regolarizzare con i voucher i moltissimi spezzoni lavorativi che sono ancora sommersi». Pollice alto, ci spiega «anche se il decreto non contiene il Testo unico al quale concorre con norme che ancora risentono della vecchia attitudine alla
complicazione».

In cosa non si è abbastanza semplificato, Sacconi?

« Esempio di complicazione sono i nove articoli del part time. Ci sono ancora troppe norme rigide con il solo spiraglio di un obbligato accordo sindacale nazionale. Semplice puo’ essere invece un testo che sia traducibile in inglese come gia’ e’ la regolazione europea. Altro esempio di norma incerta e’ quella che riguarda il lavoro subordinato. Esso è definito in base a “eterodirezione” e “ripetitività”, peccato che le prestazioni autonome non prescindono dalle esigenze del committente e per di più possono essere ripetitive. Il criterio della ripetitività è figlio di una concezione manuale del lavoro subordinato, ma il mondo è cambiato. E’ facile prevedere incertezza applicativa e contenzioso».

A proposito di autonomi, con questo decreto si cancellano le norme della legge Fornero che avevano previsto la trasformazione del lavoro a partita Iva con un solo committente in contratto a tempo determinato. Qual è il suo giudizio nel merito?

«Ho salutato con molto favore questo cambiamento: era demenziale presupporre che la monocommittenza fosse indice di subordinazione. Penso alle fasi di avvio o conclusive del ciclo lavorativo o ancora ad una stagione difficile come questa. Restano da difendere, però, i lavoratori autonomi più deboli. Lo si fa garantendo loro alcune tutele, prima tra le quali una garanzia analoga a quella della riscossione del salario del lavoratore dipendente per quanto riguarda la loro remunerazione. Le piccole partite Iva meritano inoltre meno tasse, meno contributi, meno burocrazia».

Contratti di apprendistato: lei che ne fu il promotore, cosa pensa dei cambiamenti di oggi?

«L’unificazione tra il primo e il terzo livello è importante, semplifica e sviluppa il concetto di un contratto che integra saperi teorici e pratici. Ho avanzato l’ipotesi di rendere possibile l’accesso all’apprendistato alla fine della scuola media, per i 14enni. L’obiettivo è quello di costruire una esperienza che si avvicini quanto più possibile ai modelli duali sperimentati da tempo in Germania e Svizzera, certo più efficaci del nostro Paese nel contenere e prevenire la disoccupazione giovanile. Un abbassamento dell’età consentirebbe di contrastare tempestivamente il fenomeno dell’abbandono precoce dello studio così come i giovani devono poter scegliere tra i diversi percorsi, apprendistato incluso, in relazione alla propria vocazione».

Quali sono invece le modifiche che riguardano i contratti in somministrazione?

«Così come per il contratto a tempo a tempo determinato, viene introdotto il criterio dell’acausalità. Negli Stati Uniti, dove è nato lo staff leasing, questa forma di organizzazione del lavoro produce i risultati migliori e più interessanti là dove la grande impresa fornitrice somministra alla piccola impresa il personale necessario con il servizio della relativa gestione integrale, offrendo ai lavoratori tutti i vantaggi derivanti dal rapporto con un’impresa di maggiori dimensioni, inclusa la garanzia del regolare pagamento di salari e contributi. Le stesse organizzazioni sindacali statunitensi, pur diffidenti nei confronti della somministrazione, considerano con favore lo staff leasing».