“Mi appello a Silvio, non consegni il Veneto ad un governo anti-Euro”: la mia intervista a Il Gazzettino

Intervista per il Gazzettino di Alvise Fontanella

Senatore Maurizio Sacconi, dunque Area Popolare prepara con Tosi la campagna del Veneto.
«Il Veneto può diventare il laboratorio per il futuro politico dell’intera nazione. Per la formazione di una nuova destra repubblicana, europeista, cristiana e liberal popolare, alternativa tanto alla destra no-euro quanto alla sinistra ancora insufficientemente liberale».

La destra che ha vinto in Francia?
«Il voto francese dimostra lo spazio elettorale di una destra con queste caratteristiche, anche e nonostante la crescita di una destra anti-europea».

E in Veneto?
«Nella Francia successiva a De Gaulle, quando si frantumò il partito che a lui faceva riferimento, l’idea fu quella di dar vita ad un rassemblement, un’unione di partiti, movimenti, associazioni che si riconoscevano in un manifesto comune. È quanto sta accadendo in Veneto dopo la mutazione genetica della Lega e la crisi del vecchio centrodestra. La Lega dei trascorsi vent’anni era europeista, tanto da voler liberare, rendere autonome, le regioni del Nord dalle aree più inefficienti del Paese, per poter essere, il Nord Italia, parte a pieno titolo dell’Europa forte. Ed era, seppur rozzamente, liberista: invocava meno tasse e meno regole. La nuova Lega è no-euro e minaccia un referendum contro il Jobs Act, cioè difende l’articolo 18. In alternativa a questa Lega e alla sinistra, il rassemblement che si formerà in Veneto intorno alla candidatura di Tosi può avere le caratteristiche di una nuova destra repubblicana.».

E l’autonomia regionale?
«Il federalismo lo avevamo disegnato a geometria variabile. Dobbiamo garantire il primato dello Stato unitario riconoscendo autonomia solo a chi se la merita, negandola a chi sta fuori dai costi e dai fabbisogni standard. E quindi destra europeista nel senso di Europa confederazione di Stati sovrani. E ancora, liberal popolare perché si pone a difesa del capitalismo diffuso, laica e cristiana perché riconosce i valori consegnati dalla tradizione. Una destra alternativa a questa Lega diventata nazionale ma che non crede alla nazione.

E un’alternativa è praticabile?
«Questa destra è l’alternativa possibile soprattutto a Renzi. Lo scenario che lo confronta solo con Salvini e Grillo gli consegna il monopolio del buon senso: è quello che lui desidera. Abbiamo poco tempo, ma il raggruppamento che stiamo costruendo può vincere in Veneto e può preparare l’alternativa a Renzi. Con la nuova legge elettorale il PD starà al di sotto del 40%. E l’accesso al ballottaggio contro di esso si giocherà sul filo del 20%. Superandolo, potremo poi appellarci alla nazione per una utile alternanza ad una sinistra ancora viziata dall’ideologia.».

In questo quadretto manca Forza Italia.
«Perché il modello sia completo, servirebbe anche Fi. Ed è un appello che rivolgo a Berlusconi. In Veneto già molti in Forza Italia lo pensano, non vogliono finire sotto il tacco di Salvini. Forza Italia è nel Ppe, sarebbe naturale facesse parte della destra repubblicana. Sarebbe naturale che non volesse consegnare il Veneto a un governo regionale no-euro. Nei prossimi 5 anni dovremo essere terra straordinariamente aperta e sempre più integrata nell’Europa. Un governo regionale no-euro significherebbe chiuderci, isolarci proprio quando possiamo diventare la piattaforma logistica dell’Unione verso est e verso sud.».

Si dice che siamo al dunque, per il patto tra Berlusconi e la Lega.
«Si dice anche che vi sia molta incertezza: che Berlusconi, soprattutto dopo il voto francese, sia molto tentato dal nostro progetto».