“Biagi sarebbe orgoglioso del jobs act”: la mia intervista al Corriere della Sera

Intervista di Virginia Piccolillo dal Corriere della Sera

Era esattamente tredici anni fa quando Marco Biagi venne assassinato dal commando Br di Nadia Desdemona Lioce, mentre in bici tornava a casa dalla stazione di Bologna. Ma, sottolinea Sacconi con soddisfazione: «Adesso, con il jobs act, il suo lavoro, iniziato iniziato con il Libro Bianco, è finalmente giunto a compimento. Manca solo un tassello».

Quale?
«Il testo unico sostitutivo».

Vuole la modifica dello Satuto dei lavoratori?
«Va sostituito. C’è una specifica delega. E, in onore del suo sacrificio, bisognerebbe chiamarlo Statuto dei Lavori, dipendenti e indipendenti.»

Pensa che sarebbe un’iniziativa condivisa?
«Il Jobs Act non ha avuto un’approvazione unanime. Ma le sue idee, allora tanto contestate, ora sono largamente accettate. E che la sua riforma si sia prodotta con un consenso di destra e sinistra, gli darebbe una grande soddisfazione».
I lavoratori in questi 13 anni hanno visto assottigliarsi i diritti e diminuire i posti.
«Abbiamo attraversato la più grande recessione. E l’assenza di Marco si è fatta sentire. Avremmo evitato di commettere tanti errori».
A quali si riferisce?
«Soprattutto la legge Fornero. ».

Perché?
«Bruciò più posti di lavoro di quanto sarebbe successo in sua assenza. Ma con la semplificazione dei contratti a termine e i decreti del jobs act abbiamo ripristinato ed esteso le flessibilità tanto in entrata quanto in uscita. Combinandole con più protezioni».

Prima della Fornero però la situazione dell’occupazione non era rosea.
«Con la sua legge Biagi la fece schizzare in alto l’occupazione. Fino all’inizio della crisi del 2009, si registrarono un milione e mezzo di posti più. Magari era anche emersione di lavoro nero, ma il risultato ci fu».

Ora crede davvero a un effetto analogo?
«Sono fiducioso che il Jobs Act possa concorrere ad una ripresa con occupazione».

E quando si dovrebbero vedere gli effetti?
«Alcuni primi segnali ci sono. Ma dobbiamo sostenere la ripresa. Con l’incremento dei consumi interni, di cui è presupposto la riduzione della tassazione, soprattutto sulla casa, che li ha inibiti».

Qual è il contributo tuttora più influente di Biagi?
«E’ ancora il giuslavorista più influente sui decisori pubblici. Intuì che il mondo cambiava. La globalizzazione avrebbe cambiato le certezze. E bisognava cambiare le tutele del lavoratore»

Di tutele non se ne vedono troppo poche?
«La prima protezione del lavoratore sono le sue competenze. Da lì l’importanza data da Biagi alla integrazione tra scuola-lavoro, fino ad allora in contrapposizione ideologica. E adesso, forse, con il rilancio dell’apprendistato e la nuova riforma della scuola, più compiutamente realizzate».