La coesione sociale non sia motivo di immobilismo

Le riforme del lavoro sono state frequentemente divisive in un Paese segnato da una forte presenza ideologica che voleva inesorabile e perfino virtusoso il conflitto tra classi. L’Italia – e in essa almeno i due grandi partiti popolari -hanno ora, a dieci anni dalla morte di Marco Biagi e dalla sua riforma incompiuta, l’opportunità di dimostrare a se stessa e alla comunità di Paesi a cui appartiene la capacità di abbandonare la propria anomalia realizzando le riforme unanimemente sollecitate dagli organismi europei. Ciò significa riconoscere delega e fiducia al Governo senza opporre veti e senza assegnare potere di veto ad alcun attore sociale. Va da sé che la coesione sociale è un vantaggio ma, come ha osservato Monti, non può essere ragione di immobilismo.