Sul lavoro si misura la capacità modernizzatrice del Governo

La prospettiva di un disegno di legge sul lavoro con la conseguente rinuncia a un provvedimento d’urgenza sembrerebbe indicare “due pesi e due misure” da parte del Governo nei suoi rapporti con le forze politiche e sociali.  Il Governo ha il dovere, come ha già fatto nei due provvedimenti assunti, di realizzare con tempestività una sintesi autorevole rispetto alle indicazioni che riceve dalle parti sociali. Nel merito, come per gli altri contenuti, non potrà non rispettare l’agenda europea con l’obiettivo di coniugare la migliore protezione economica e professionale dei lavoratori con la più efficiente flessibilità organizzativa delle imprese. Esso potrà avvalersi peraltro del recente accordo unanime  tra Stato, Regioni e parti sociali in materia di apprendistato così come delle intese tra Stato e Regioni in materia di ammortizzatori sociali e di correlate politiche attive per il lavoro. Il vincolo di finanza pubblica e l’esperienza inducono a rafforzare il vigente sistema di ammortizzatori sociali senza inseguire la chimera del reddito minimo garantito che evoca solo deresponsabilizzazione e assistenzialismo. Il lavoro costituisce insomma, ancora una volta, la inesorabile verifica della capacità del Governo di modernizzare l’economia e la società italiana superando veti ideologici e resistenze conservatrici.